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		<item>
		<title>Il mito di Eracle: l’uomo, l’eroe, il divino</title>
		<link>http://archeosiracusa.wordpress.com/2009/10/04/il-mito-di-eracle-l%e2%80%99uomo-l%e2%80%99eroe-il-divino/</link>
		<comments>http://archeosiracusa.wordpress.com/2009/10/04/il-mito-di-eracle-l%e2%80%99uomo-l%e2%80%99eroe-il-divino/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2009 10:45:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>archeosiracusa</dc:creator>
				<category><![CDATA[I LUOGHI DEL MITO]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giovanni Oliva Diodoro Siculo &#8211; IV 23, 4 &#8211; Poi giunse a Siracusa: &#8220;Mentre Eracle girava la Sicilia, giunse a Siracusa e, nell&#8217;apprendere cosa raccontava il mito circa il rapimento di Kore, egli offrì sacrifici a entrambe le dee, Persefone e Demetra con magnificenza, scegliendo il più bel toro della sua mandria e gettandolo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archeosiracusa.wordpress.com&amp;blog=642094&amp;post=128&amp;subd=archeosiracusa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>di Giovanni Oliva</p></blockquote>
<p><img src="http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2009/10/eracle.jpg?w=450&#038;h=298" alt="eracle" title="eracle" width="450" height="298" class="aligncenter size-full wp-image-129" /></p>
<p><strong>Diodoro Siculo &#8211; IV 23, 4 &#8211; Poi giunse a Siracusa:</strong></p>
<p>&#8220;Mentre Eracle girava la Sicilia, giunse a Siracusa e, nell&#8217;apprendere cosa raccontava il mito circa il rapimento di Kore, egli offrì sacrifici a entrambe le dee, Persefone e Demetra con magnificenza, scegliendo il più bel toro della sua mandria e gettandolo nella fonte Cyane, e ordinò al popolo del luogo di sacrificare ogni anno a Kore e di condurre alla fonte Ciane una processione festiva e un ricco sacrificio.&#8221;</p>
<p><img src="http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2009/10/heracles-papyrus.jpg?w=450&#038;h=211" alt="Heracles Papyrus (Oxford, Sackler Library) - Un frammento del 3° secolo di unmanoscritto greco sul poema delle 12 fatiche di Eracle conservato alla libreria Sackler di Oxford" title="Heracles Papyrus (Oxford, Sackler Library) - Un frammento del 3° secolo di unmanoscritto greco sul poema delle 12 fatiche di Eracle conservato alla libreria Sackler di Oxford" width="450" height="211" class="aligncenter size-full wp-image-136" /></p>
<p>Il brano dell’arrivo di  Eracle,il più famoso tra gli eroi greci, a Siracusa è riferito dalla tradizione di Diodoro Siculo. Questa rappresenta una delle tante leggende del passaggio di Eracle attraverso l’Italia e la Sicilia  e delle sue mirabili avventure, le 12 fatiche di Eracle, compiute lungo quella che viene chiamata “la via Heraclea”. </p>
<p>Ma chi era Eracle e quel’è l’aspetto esoterico e simbolico codificato dagli antichi greci nel  racconto  mitologico?  </p>
<p><img src="http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2009/10/athena_herakles.jpg?w=450&#038;h=435" alt="Athena_Herakles" title="Athena_Herakles" width="450" height="435" class="aligncenter size-full wp-image-133" /></p>
<p><strong>Eracle, il grande iniziato</strong></p>
<p>La figura di Eracle, Ercole per i Romani, è molto complessa e spesso ha creato una molteplicità di interpretazioni fra gli storici e ricercatori. La vita di questo eroe è avvolta dal un alone di mistero e il destino finale, morte e ascesa all’olimpo, rappresenta una vicenda(?) che va oltre il racconto (narrazione) moraleggiante e mitologica.<br />
Secondo il mito Eracle, era figlio di Alcmena, donna mortale moglie di Anfitrione, e di Zeus, capo supremo degli dei e del destino degli uomini. Il suo nome significa “la Gloria di Era”, ma la dea Era, moglie di Zeus (Era è la dea Giunone per i Romani) fu molto ostile con Eracle e in un certo senso fù anche la causa di tutte la sue disavventure.<br />
La doppia natura umana-divina di Eracle lo rende uno dei personaggi mitologici che incarna le sofferenze umane e attraverso le espiazioni, rappresentate dalle 12 fatiche, tende al  raggiungimento dell’essere perfetto e divino.<br />
Eracle svolge quindi il ruolo del discepolo-eroe che attraverso alcuni compi di carattere simbolico sottomette la natura alla sua volontà. </p>
<p><img src="http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2009/10/le-dodici-fatiche-di-eracle.jpg?w=450&#038;h=145" alt="le dodici fatiche di Eracle" title="le dodici fatiche di Eracle" width="450" height="145" class="aligncenter size-full wp-image-131" /><br />
La virtù di un eroe</p>
<p>La  ferma volontà e la grande forza fisica di Eracle costituirono un modello per tutto il mondo antico. La virtù che esso incarna furono rappresentate sia nella pittura vascolare greco-romana che nelle rappresentazioni artistiche di pittori e scultori di tutti i tempi. È importante però sottolineare che  la virtù  di Eracle non è da intendersi come virtù in senso cristiano. Egli infatti non è un redentore o un santo, e neppure l’avatar (un’incarnazione)  di un dio, nel senso cristiano del termine. Ma è i intesa come virtù eroica, è il modello della figura del “grande iniziato ai misteri”. Infatti, come abbiamo visto, il culto di Eracle è associato alle dee Demetra e Kore e ai misteri di Eleusi, che ebbero una grande influenza sulla vita spirituale della Grecia antica e di Roma.<br />
Le imprese e le avversità che l’eroe deve affrontare vanno intese sia come una metafora della vita, sia con una valenza simbolica. </p>
<p><img src="http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2009/10/eracle9.png?w=450&#038;h=650" alt="eracle9" title="eracle9" width="450" height="650" class="aligncenter size-full wp-image-135" /></p>
<p><strong>I simboli: la clava e la pelle di leone  </strong></p>
<p>I simboli distintivi di Eracle sono la clava e la pelle del leone di Nemea. Si racconta che nella prima giovinezza, sradicò un olivo selvatico per farsene una clava e che dopo l’uccisione del pericoloso leone di Nemea (la prima fatica  da lui affrontata), lo scuoiò e dalla  pelle, ritenuta indistruttibile, ne ricavò un mantello ed usò la testa dell’animale come elmo. Dal punto di vista simbolico questo sta ad indicare ch’egli si fa dominatore della natura (sia del monto animale che del mondo vegetale) da cui  ne trae la sua forza e linfa vitale per proseguire verso il  destino immutabile e affrontare le sovrumane imprese. Le altre armi utilizzate per sconfiggete i suoi nemici sono l’arco e la freccia.<br />
Il Dodekaethlos: ovvero le mitiche dodici “fatiche” da lui compiute durante il  peregrinare tra il mondo degli inferi e quello umano rappresentano un vero e proprio percorso  iniziatico di morte simbolica e rinascita. </p>
<p><img src="http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2009/10/vaso.jpg?w=199&#038;h=300" alt="vaso" title="vaso" width="199" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-142" /></p>
<p><strong>L’apoteosi: dagli inferi all’Olimpo</strong></p>
<p>La narrazione degli ultime eventi che coinvolgono la vita dell’eroe sono notevole importanza e significativi per inquadrare la figura del mito nel suo aspetto allegorico-simbolico.<br />
Si racconta che prima che tornasse impazzito dall’ultimo viaggio nell’oltretomba, Eracle aveva sposato la bella vergine-guerriera Deianira, figlia del re Oneo. Eracle aveva difeso Deianira dal tentativo del centauro Nesso di violentarla. Ma in procinto di morte il centauro, colpito da una freccia dell’eroe, decise di vendicarsi; disse a Deianira che il suo sangue aveva poteri magici: se fosse stato usato per impregnare la tunica di Eracle, costui , una volta indossato l’indumento, non avrebbe potuto amare che Deianira. Eracle poi si invaghi di Jole, figlia del re Eurito, e ripudiò Deianira; questa, memore dell’incantesimo promesso da Nesso, donò al perduto amato la fatale tunica, nel tentativo di trattenerlo accanto a sé. Il sangue infetto del centauro ebbe effetti devastanti sul corpo dell’eroe. Così impossibilito a togliersi di dosso la tunica avvelenata comprese che la sua fine era ormai giunta e che da vero eroe un solo gesto gli era consentito fare: immolare se stesso e il suo atroce dolore nel fuoco sacro e purificatore. Con l’aiuto di Filottete, un altro eroe minore della mitologia greca fù costruita una pira sul monte Oeta e lì venne immolato. Mentre il fuoco ardeva,però, improvvisamente il cielo si aprì e comparve Atene con il suo carro,che accolse l’eroe, conducendolo sull’ Olimpo secondo la volontà di Zeus. Là visse con gli dei immortali e riconciliatosi con Era, gli fu dato in sposo ad Ebe (figlia di Era) dea della giovinezza. Eracle ricevette così il dono dell’eterna giovinezza. Infatti  Eracle è l’unico eroe greco a cui non è stato attribuito un luogo di sepoltura, e i culti in suo onore venivano celebrati contemporaneamente in tutte le località.<br />
Il cammino simbolico-spirituale dell’eroe di completa con la sua ascesa al celo e la sua collocazione nella volta celeste brillando nella costellazione a lui dedicata e chiamata dagli astrologi l’inginocchiato. Attraverso l’archetipo del mito di Eracle viene trasmessa un’antica saggezza che ha i suoi punti focali nella forza, virtù, altruismo, giustizia. </p>
<p><img src="http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2009/10/stherc6.jpg?w=450" alt="The Cattle of Geryon" title="The Cattle of Geryon"   class="aligncenter size-full wp-image-140" /></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/archeosiracusa.wordpress.com/128/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/archeosiracusa.wordpress.com/128/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/archeosiracusa.wordpress.com/128/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/archeosiracusa.wordpress.com/128/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/archeosiracusa.wordpress.com/128/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/archeosiracusa.wordpress.com/128/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/archeosiracusa.wordpress.com/128/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/archeosiracusa.wordpress.com/128/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/archeosiracusa.wordpress.com/128/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/archeosiracusa.wordpress.com/128/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/archeosiracusa.wordpress.com/128/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/archeosiracusa.wordpress.com/128/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/archeosiracusa.wordpress.com/128/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/archeosiracusa.wordpress.com/128/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archeosiracusa.wordpress.com&amp;blog=642094&amp;post=128&amp;subd=archeosiracusa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>IL POPOLO DELLA VALLE DELLA SIGNORA</title>
		<link>http://archeosiracusa.wordpress.com/2009/09/20/il-popolo-della-valle-della-signora/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 10:59:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>archeosiracusa</dc:creator>
				<category><![CDATA[I RACCONTI DEL PASSATO]]></category>

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		<description><![CDATA[a cura di Paolo Oliva Monti Iblei Noto (Siracusa) Sicilia Sud Orientale Lunedì, 10 giugno 1891 “L’attesa non sfiora minimamente quell’uomo, egli è dritto in piedi poggiato al suo inseparabile bastone e non sembra stanco. Gli operai sono in piena attività e molto ansiosi, ma a tutti, il pensiero che quella fatica sotto il sole [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archeosiracusa.wordpress.com&amp;blog=642094&amp;post=106&amp;subd=archeosiracusa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>a cura di Paolo Oliva</p></blockquote>
<p>Monti Iblei<br />
Noto (Siracusa)<br />
Sicilia Sud Orientale<br />
Lunedì, 10 giugno 1891</p>
<p><img src="http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2007/01/castelluc.jpg?w=450&#038;h=337" alt="Tomba Castellucciana" title="Tomba Castellucciana" width="450" height="337" class="aligncenter size-full wp-image-44" /></p>
<p>     “L’attesa non sfiora minimamente quell’uomo, egli è dritto in piedi poggiato al suo inseparabile bastone e non sembra stanco. Gli operai sono in piena attività e molto ansiosi, ma a tutti, il pensiero che quella fatica sotto il sole cocente dei primi mesi d’estate, potesse essere ripagata, li sprona ancora di più a continuare. Nel primo pomeriggio gli uomini hanno messo a nudo una poderosa  pietra  tombale, che chiude l’accesso ad una tomba,  e sono intenti a staccarla cautamente dagli intonaci sigillanti. A questo punto pare chiaro a tutti che questa tomba non è stata mai violata da nessuno e che i presenti sono i primi ad entrarvi per l’esplorazione. Un silenzio assoluto ed irreale scende nella vallata, nessuno parla, tutti sono consapevoli che stanno  partecipando  a qualche cosa di veramente straordinario. Poi quell’uomo austero scende lentamente a passi misurati e  piegandosi  sulle ginocchia  guarda dove i suoi operai stanno lavoravano. Sembra troppo bello perché fosse vero, pensa sicuramente dentro di se, bisognava però stare attenti a non farsi prendere troppo dall’euforia, infatti alle spalle del gruppo di persone concentrati all’apertura della tomba, fra un paesaggio unico ed indimenticabile, un precipizio di svariate decine di metri, indica a tutti di procedere con estrema cautela e di smorzare i facili entusiasmi.<br />
     Lentamente viene spostata la pesante pietra tombale che chiude l’imbocco dell’antica sepoltura, è una possente pietra arenaria ricavata da un unico blocco. Ecco fatto, il lavoro sviluppato in questi giorni è coronato da successo. Il buio più assoluto si presenta agli occhi dei primi scopritori, ma, tutti aspettano gli ordini dell’illustre conoscitore che viene da Siracusa. L’uomo austero, infatti, ordina d’illuminare la tomba con delle fiaccole e si fa luce l’interno della grotta, ma nessuno osa entrare, come presi da un timore istintivo collettivo, infatti, restarono tutti a guardare davanti al varco praticato. Fu sicuramente un momento di grande emozione per quell’uomo venuto da lontano, si trova ora sulla soglia di quella che potrà rivelarsi una magnifica scoperta dell’archeologia siracusana”.</p>
<p>     Questa descrizione, anche se sicuramente fantasiosa ed immaginaria, è il resoconto di una dura giornata di lavoro durante una campagna di scavi condotta nel territorio di Castelluccio, una località impervia a circa venti chilometri da Noto. Quell’uomo giovane ma austero, allora più che trentenne, deciso, magro, con dei folti baffi, era l’archeologo Paolo Orsi, che in seguito diventerà Soprintendente della Sicilia Orientale e del Centro Meridione degli Scavi Archeologici, funzione che  deterrà per molti anni.<br />
Ma chi era questo popolo così laborioso che abitò quelle contrade?<br />
<img src="http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2007/01/orsi_p_as.jpg?w=450" alt="orsi_p_as.jpg" title="orsi_p_as.jpg"   class="aligncenter size-full wp-image-50" /><br />
     La risposta, trattandosi di epoca preistorica, non può avere un esito certo. Mentre per i Siculi, che arriveranno circa trecento anni prima della colonizzazione dei greci, quindi molto, molto più avanti di questo “racconto” romanzato, abbiamo certezze da parte di vari scrittori greci, quindi con testimonianze scritte, invece, per questi popoli si hanno solo i manufatti e le opere, più che altro funerarie, pervenute fino a noi. Il resto è solo oblio, “oscurità archeologica”. Pertanto, non possiamo dare a questa gente, a questa etnia, nessun nome indicativo ufficiale.<br />
     Lungo una profonda gola chiamata oggi “Cava della Signora”, s’insediò questo popolo venuto da lontano molto probabilmente da terre del Mediterraneo Orientale. Furono proprio loro, queste popolazioni, che spostandosi in migrazioni di massa raggiunsero, attraverso l’Italia meridionale via terra o navigando lungo le coste del Mar Ionio, la Sicilia. La loro provenienza è pertanto avvolta da mistero. Ma, stando ai manufatti rinvenuti, al modo di seppellire i propri morti, simili a quelli della vicina Malta e  dalla parzialmente vicina zona egea e micenea, nulla toglie che venissero da quelle parti. E’ accertato che con queste zone avessero, comunque, delle relazioni commerciali, quindi degli stretti legami. Se poi furono i Maltesi a venire in Sicilia o questi “sicilioti misteriosi” ad andare a Malta, questo non ci è dato sapere.<br />
     Ma perché furono spinti a questa migrazione?<br />
Molto probabilmente dovuto, come per altri popoli storici, ad un fatto eclatante: alla mancanza di spazi vitali di sopravvivenza (alimentazione insufficiente e non per tutti); all’aumento eccessivo della popolazione, a delle calamità naturali a noi conosciute o sconosciute.<br />
     Questo popolo portò con sé l’usanza di seppellire i propri morti in tombe chiamate “a forno” per il loro particolare tipo di costruzione che li rende simile ad un forno per la cottura del pane. Le tombe sono ricavate dalla viva roccia. In questa vallata ne sono state individuate e censite circa 200, ma di queste necropoli più o meno grandi n’è piena la Sicilia Orientale. Si è anche individuato dove dovesse sorgere il sito abitativo dei castellucciani: sorgeva su un promontorio roccioso a forma di sperone a strapiombo nella sottostante “Vallata della Signora”, il luogo scelto era in posizione alta che dominava l’attuale territorio del ragusano, lungo la valle del fiume Tellaro ed  era sicuramente in una posizione ottimale da eventuali incursioni nemiche e per il controllo del territorio. Questo luogo ha dato il nome codificato dagli archeologi come: “Civiltà di Castelluccio” o “Cultura Castellucciana” – prima età del bronzo, questo luogo incantevole, ci ha lasciato le testimonianze più significative di quel periodo che è stato individuato agli inizi del 2° millennio a.C. Molti archeologi accreditati hanno portato questa data più indietro e quindi verso la fine del  3° millennio. Ma, la parola fine penso, non si potrà ancora mettere, perché nuovi studi porteranno a nuovi capovolgimenti.<br />
     Paolo Orsi ebbe la fortuna di trovare diverse tombe ancora intatte con gli ingressi abilmente camuffati e fu ancora più fortunato nel trovare delle lastre in pietra che servivano come chiusura con inciso un disegno geometrico, per certi versi misterioso, quasi come se questi nostri antenati, di questo passato lontano, ci avessero voluto lasciare e tramandare un enigma sotto forma di “indovinello” rupestre, quasi un “rompicapo”. Queste chiusure tombali in pietra, così inusuali sono oggi esposte presso il museo di Siracusa che porta il nome di questo grande, insuperabile ed infaticabile Paolo Orsi: il loro scopritore. Queste lastre decorate con un bassorilievo  di estrema stilizzazione sono di difficile interpretazione, anche se sono state spiegate dagli archeologi  che, concordemente vedono in questa rappresentazione rupestre, il simbolo dell’atto sessuale, quindi a quelle forze misteriose per allora che soprintendevano al meccanismo della procreazione e nel contempo della morte.<br />
     Ma continuiamo la nostra descrizione immaginaria  della campagna di scavi svoltasi a Castelluccio di Noto in contrada “Cava della Signora”, circa cento anni fa circa.</p>
<p><img src="http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2007/01/figurazioni-sepolcrali.jpg?w=204&#038;h=300" alt="Chiusino tombale" title="Chiusino tombale" width="204" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-46" /></p>
<p>“Paolo Orsi manda dentro la tomba per primo Isidoro, con una fiaccola accesa. Isidoro, è un operaio di bassa statura, proveniente dalla zona di Sortino, che bene si presta a superare agilmente l’ingresso della tomba. L’operaio, appena entrato, guardatosi attorno chiama con voce stupefatta e con un tono di meraviglia il professore, questi, quasi  ginocchioni e con difficoltà, entra dentro la tomba appena aperta. Quell’uomo austero di poche parole che, se non fosse stato per la sua professione di archeologo, che esercita ormai da anni, sembra un ufficiale dell’esercito austriaco, incute in apparenza paura e rispetto, ma tutti sanno invece che è una persona buona ed affettuosa ma che esige però, contemporaneamente, il massimo impegno nel lavoro sia dai suoi funzionari della Soprintendenza sia  dall’ultimo dei suoi collaboratori ed operai.<br />
      Il rischiarare dalle tenebre millenarie quella tomba, è un evento da “pelle d’oca” dirà in seguito Isidoro l’operaio scavatore, questi ha collaborato con Paolo Orsi in altre campagne di scavi nella zona di Pantalica e quindi è abituato a non aveva paura di niente. Agli occhi di Paolo Orsi e dell’operaio Isidoro si presenta una scena incredibile, non una salma o due, ma addirittura bel 14 e forse più. Gli scheletri sono quasi tutti smembrati e i loro crani sono disposti al limite delle pareti della tomba, mentre le ossa rimanenti sono ammucchiati in un altro lato, sembrano in una prima visione: scarnificati, solo uno e posto sul lato destro ancora composto quasi per intero. E’ almeno dallo scheletro rimasto di bassa statura, sotto il cranio di quest’ultimo scheletro dalla struttura ossea integra, è sistemato un oggetto appuntito, che in prima analisi sembrerebbe un coltello di selce (silice) ed un’accetta dal manico di legno ormai quasi sbriciolato dal tempo. Un’altra freccia è infiltrata fra le ossa della cassa toracica di destra, nella zona del cuore (E’ se fosse questa freccia fatale scagliata chi sa da chi ad uccidere quest’uomo?). Accanto ai resti del defunto è collocato un corredo funerario di tutto rispetto: amuleti, collane in osso, in ambra, conchiglie, spicca fra tutti, per la sua grandezza, un’anfora dalla bocca larga (forse conteneva l’acqua), segno questo forse di un simbolismo di conoscenza primordiale dell’aldilà, della vita dopo la morte.<br />
     Che cosa era successo migliaia d’anni fa in questa zona?  Perché tutti quei resti umani ammucchiati in una stessa tomba?<br />
Una morte collettiva dovuta ad un’epidemia, morti probabilmente in combattimento, oppure ci troviamo, chissà, in una  sorta di tomba di famiglia, riutilizzata in successive deposizioni di resti mortali di varie componenti della stessa famiglia.<br />
     La sera è incombente, si stava facendo ormai buio, il sole è da poco tramontato dietro le colline dei monti del modicano. Il professore ordina di sospendere gli scavi e invita gli operai a tornare verso le proprie case e da loro l’appuntamento per l’indomani mattina all’alba. Lui, guarda l’ora nel suo orologio da taschino, poi si consulta prima con i suoi collaboratori diretti venuti al suo seguito da Siracusa, poi si mette da parte da solo e comincia a prendere degli appunti e a tracciare dei disegni su dei fogli di carta.<br />
      Dalla vicina Noto arrivano quattro carabinieri a cavallo seguiti da un carro con il pianale coperto da un telone color sabbia, sul sedile di guida ci sono altri due carabinieri. Il gruppo di militari è stato chiamato sicuramente dalla Soprintendenza di Siracusa su disposizione di Paolo Orsi, i carabinieri si dispongono a sorvegliare la tomba e la zona circostante e  si preparano a passare  la notte approntando due tende da campo. Alla vista dei carabinieri un operaio, parlando a bassa voce con un suo collega gli dice che, non riusciva a capacitarsi del fatto che: “Se il professore ci ha detto, poc’anzi, che quei morti erano sepolti lì da oltre tremila anni, che ci facevano i carabinieri di Noto, che cosa dovevano sorvegliare dei morti ammazzati? Quel pover’uomo, privo di sapere, non riusciva a comprendere.<br />
    Verso le undici della mattina seguente, infatti, arrivano da Siracusa altri carri militari con la scritta, sia sul telone di copertura, sia sulla targa: Regio Esercito Italiano. I militari scendono dai carri delle grosse casse in legno, vi sono anche dei cassettoni sempre in legno  dai bordi bassi. Gli scheletri degli uomini della “Valle della Signora”, sono portati fuori dalla tomba con mille precauzioni e cautele e sono sistemati dentro le casse in legno. Da quella tomba a corredo funerario sono portati alla luce numerosi vasi, quasi tutti in ottimo stato di conservazione con incise figure geometriche. Escono fuori anche delle ossa di animali, piccoli mammiferi, segno questo che del cibo insieme a dei contenitori per l’acqua era deposto accanto ai morti, in una sorta di vita oltretomba, come abbiamo già detto. Vengono portati fuori poi: lisciatoi, aghi d’osso, punteruoli ed altro, che sono prima catalogati per grandi linee, secondo la tipologia e poi sistemati con cura dentro i cassettoni di legno. Accanto a degli scheletri si trovano anche degli strani manufatti, si trattava di ossa lunghe lavorate al loro interno a forma di “rosario continuo”, forse rappresentanti amuleti porta fortuna. Gli archeologi li hanno chiamati “ossa a globuli”.<br />
     A poca distanza, lungo un costone in discesa, i lavoratori chiamano a voce smorzata il prof. Orsi. Segno che è stato trovato, in un altro luogo della Valle della Signora, una seconda pietra tombale che chiude forse una seconda tomba. L’euforia cresce e tutti sono soddisfatti per l’esito di questa campagna di scavi.</p>
<p>Qui finisce la descrizione immaginaria della campagna di scavi condotta dal Paolo Orsi nell’estate  del 1891.<br />
Non molto si conosce sulla spiritualità religiosa di questo popolo venuto da lontano, sicuramente queste popolazioni credevano in una forma di vita dopo la morte, non si può spiegare altrimenti questo modo di seppellire i loro cari defunti, con tombe altamente elaborate per quell’epoca e principalmente sulla deposizione sfarzosa del  corredo funerario. Come se la vita dovesse continuare in un altro luogo. Infatti, costruivano in maniera quasi ossessiva centinaia di tombe scavate nella roccia viva che effettivamente hanno sfidato i secoli e sono arrivati fino a noi. In contrapposizione invece, costruivano e abitavano in ripari precari, forse in legno, di cui per casi solo fortuiti sono rimaste le tracce e pervenute a noi.<br />
     Tutto questo colpisce l’immaginazione e ci fa apprezzare ancora di più questo popolo che vide i suoi secoli di gloria e di declino intorno al secondo, per alcuni terzo millennio A., in piena età del bronzo, molto prima dell’arrivo dei colonizzatori greci.<br />
     Ci piace terminare questo racconto in maniera allettante, quasi enigmatica sul popolo dei “Castellucciani”, ponendoci una domanda. E’ se fosse un popolo proveniente dalla zona di Santorini (Isola del gruppo delle Cicladi) a circa 250 chilometri dall’Isola di Creta, etnia erede della civiltà minoica migrata molto prima dell’eruzione del vulcano, avvenuta come fonti storiche 3600 anni fa, eruzione, che provocò la scomparsa di questa civiltà? Questo popolo forse s’insediò a Malta e nella Sicilia Sud-Orientale, mantenendo però rapporti economici e di parentela con la madrepatria? Può essere una verità e una non verità. Gli archeologi, giustamente, non si esprimono. A noi, non “Addetti ai lavori”, ci piace cullarci nel mondo della fantasia.<br />
     Oggi il sito è visitabile per gli amanti della natura e del sentierismo, fra gli odori della mentuccia selvatica e della nipitella fra alberi d’olivo e carrubo, lontano dai rumori e dal caos delle città. Il sito archeologico si trova in uno scenario indimenticabile che dà nella valle del fiume Tellaro ai confini con la provincia di Ragusa, lungo la provinciale che unisce le Frazioni di Testa dell’Acqua e Rigolizia all’ottavo chilometro seguendo a destra le indicazioni turistiche.</p>
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			<media:title type="html">Tomba Castellucciana</media:title>
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			<media:title type="html">Chiusino tombale</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Archeologia rupestre nel siracusano</title>
		<link>http://archeosiracusa.wordpress.com/2007/01/24/archeologia-rupestre-nel-siracusano/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Jan 2007 22:51:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>archeosiracusa</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARCHEOLOGIA RUPESTRE]]></category>

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		<description><![CDATA[INTRODUZIONE a cura di Paolo Oliva INQUADRAMENTO GENERALE L’antichissima tradizione di abitare in grotta nel territorio dell’altipiano ibleo, è legato alla necessità di difendersi dagli assalti degli animali selvatici e da aggressioni nemiche. Principalmente dava l’opportunità di avere un rifugio stabile e duraturo che non poteva subire inondazioni o essere divorato dalle fiamme. L’altipiano ibleo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archeosiracusa.wordpress.com&amp;blog=642094&amp;post=88&amp;subd=archeosiracusa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>INTRODUZIONE</p>
<blockquote><p>a cura di Paolo Oliva</p></blockquote>
<p>INQUADRAMENTO GENERALE</p>
<p>L’antichissima tradizione di abitare in grotta nel territorio dell’altipiano ibleo, è legato alla necessità di difendersi dagli assalti degli animali selvatici e da aggressioni nemiche.  Principalmente dava l’opportunità di avere un rifugio stabile e duraturo che non poteva subire inondazioni o essere divorato dalle fiamme. L’altipiano ibleo offriva tutte queste caratteristiche. Furono trovati i luoghi ideali per stabilire le loro dimore, utilizzarono numerose grotte naturali, frequentate in continuo fin dalla notte dei tempi. Non è azzardato affermare infatti, che la frequentazione di questi luoghi risalga al loro utilizzo da parte di popoli vissuti nel siracusano prima della venuta dei Siculi. La conformazione geologica con numerose zone di calcarinite, in altre parole di natura tufacea ha permesso di realizzare poi cavità confortanti al riparo dal freddo e con buon refrigerio d’estate. Tutto questo attraverso un duro lavoro di scavo e di adattamento.</p>
<p>Particolare attenzione i nostri antenati dimostrarono nella scelta dei luoghi, scelsero zone molto isolate dai centri abitati luogo la costa siracusana, cave impervie con le abitazioni alte anche 10 – 20 metri e a  strapiombo sulle sottostanti vallate, dove scorreva sempre un corso d’acqua e con vicine sorgenti naturali o canalizzate per l’approvvigionamento dell’acqua, vedi gli insediamenti rupestri di Cava delle Cinque Porte, Ddiery di Bauly, l’Antica Buscemi ed altri.</p>
<p>Nel periodo relativo alla colonizzazione greca e successivamente in epoca romana, nel siracusano questi luoghi nascosti rupestri, si ritiene che siano stati abitati solo da sbandati, ricercati, da povera gente, in ogni modo svantaggiata per vari motivi rispetto alla popolazione delle città, che certamente in questo periodo si sentiva più protetta dentro le fortificazioni di una città. Non si sceglieva certo di abitare in queste scomode abitazioni scavate nella roccia, rispetto alle agiatezze e all’opulenza delle città. Chi poteva abitare in questo stato d’assoluto sacrificio se non determinate fasce sociali?</p>
<p>Molti siti rupestri più ameni, specialmente quelli in <a href="http://www.etimo.it/?term=ipogeo">ipogeo</a>, in epoca greco-romana avevano uno scopo prettamente religioso vi si svolgevano, con ogni probabilità, pratiche culturali in grotta a sfondo d’omaggio, venerazione e adorazione a figure divine legate al sistema politeistico del mondo religioso greco-romano. Centri per la venerazione legati al culto delle acque e delle sorgenti in particolare<br />
     La storia dell’uomo è stata testimone di questi culti, perché da sempre il “magico” ha prediletto luoghi solitari e lontani dai centri abitati. Permettevano all’essere umano di porsi a diretto contatto con la natura, con il divino e con i numerosi dei di allora. Le grotte e gli ipogei dell’altipiano Ibleo, rispondevano perfettamente a questi canoni ed esaudivano questo bisogno. </p>
<p>Foto 1</p>
<p>L’abitare in grotta ritornò ad essere preferito, perché dava più possibilità di garanzie di sopravvivenza, dopo il periodo della caduta dell’impero romano e del modo di pensare della civiltà romana. Anche nel siracusano si assistette alla sistematica distruzione dei centri abitati, molti dei quali furono messi “a ferro e fuoco” da parte d’orde d’invasori barbarici di tutte le razze e di tutte le specie che arrivavano principalmente dal mare. Entrò in crisi il sistema organizzativo ed amministrativo dell’impero romano che ebbe i suoi effetti negativi e contraccolpi anche in questo nostro territorio. Mancavano i viveri e i rifornimenti, che venivano dalle campagne per sfamare la popolazione, non si coltiva più il grano, comincia a scarseggiare l’acqua, molte sorgenti sono danneggiate ed inquinate. Bisogna poi ricordare che uno dei principali obiettivi civili del pensare romano era la viabilità, cioè quelle opere di ingegneria che permetteva di abbreviare il più possibile le distanze fra le città, rendere più agevoli i tracciati stradali con la costruzione di strade preparati con basamento particolare con ponti e  argini per i fiumi. Opere pubbliche atte a sfidare i secoli.<br />
Se l’organizzazione statale romana, mantenne in vita, attraverso costanti manutenzioni tutte le vie d’accesso del siracusano, non fu così dopo il suo sfaldamento totale, questo provocò lo spopolamento quasi totale delle città e decretò la fine e la conseguente rovina delle strade di collegamento. Anzi si osserva che le continue scorrerie barbariche che si estendevano dalla costa verso le contrade interne, verso i Monti Iblei, resero necessario lo smantellamento e la copertura delle strade ufficiali con la loro sistematica distruzione, addirittura coprendoli di terra e coltivandoli a grano, con lo scopo principale di cancellare ogni residua traccia possibile che poteva portare questi nuovi invasori verso le abitazioni rupestri. Si assiste allora ad una viabilità ufficiale scomparsa totalmente e volutamente per motivi difensivi, di cui ai nostri giorni vengono alla luce sporadicamente parte dei tracciati, al loro posto è tutto un fiorire d’innumerevoli sentieri appena accennati, mulattiere impervie, guadi, sottopassi nascosti, in definitiva di una viabilità secondaria precaria e conosciuta a pochi.</p>
<p>Le contemporanee calamità naturali: terremoti, pestilenze e carestie, costrinsero ancora di più le popolazioni superstiti ad abbandonare le città distrutte, imputridite e senza speranza, e a tornare ad abitare in grotta.  Risorsero così i luoghi caduti dall’oblio, si costruirono nuovi insediamenti, si allargarono e si riadattarono quelli esistenti. Sorsero dei veri e propri agglomerati rupestri che poi nel periodo arabo si chiameranno casali e prenderanno il nome delle famiglie che vi abitarono. Molti di questi casali ci hanno lasciato anche una loro origine etimologica araba, segno che furono abitate da intere famiglie per lunghi periodi. Il villaggio-casale di Mendola o Mende (a pochi chilometri dall’attuale Palazzolo) fu chiamato Rahalbaranis; Rahalbalata i Ddieri di Bauly etc. </p>
<p> L’abitare in grotta non fu una prerogativa solo delle popolazioni in cerca di serenità dalle disgrazie naturali, dalle conseguenze delle occupazioni straniere o dalle guerre. Successivamente, accanto alla gente ormai cristianizzata ben presto s’affiancarono nuclei di religiosi, spinti da una particolare forma di vita: il monachesimo. Monaci che cercavano un sicuro isolamento ed un distacco dalla società civica. Molti erano d’origine orientale, istituirono numerosi cenobi con regole e vita comunitaria o eremi, conducendo un’esistenza solitaria in grotte. Ricavarono luoghi di culto, spesso adattando ambienti rupestri precedenti, comprese tombe, pozzi d’acqua. Scavarono imponenti complessi monastici di dimensioni anche notevoli (vedi San Pietro in Buscemi, San Marco, Santa Lucia di Mendola etc.), distruggendo molte volte le catacombe del periodo precedente paleocristiano. Poi le chiese rupestri furono affrescate con immagini di vita quotidiana, di santi,  della Madonna e del Cristo anche di buona esecuzione pittorica. Alcune immagini rimaste fino ai nostri giorni, mostrano personaggi con occhi a mandorla di chiara esecuzione orientale. Attorno a questi centri monastici, si sviluppò una notevole attività religiosa che attirò fedeli dai villaggi vicini. I monasteri divennero quindi un punto di riferimento per la popolazione, sia ai fini alimentari, culturali, religiosi e di difesa comune.</p>
<p>Foto  2</p>
<p>Con l’avvento dell’epoca “federiciana”, periodo di Federico II di Svevia e con il conseguente arrivo di un periodo di parziale tranquillità e pace, indusse quasi tutta la popolazione a ritornare nelle città, favoriti anche dal grande Federico che addirittura spronò a fondare nuove città e ha ricostruire quelle distrutte. Fu per il siracusano una vera epopea, piena di sforzi comuni, d’iniziative lungimiranti. Fu una rinascita dell’intelletto e della genialità, un richiamo in frenabile verso il miglioramento di tutte le attività umane, una nuova luce illuminò Siracusa e le sue contrade.<br />
     Per le abitazioni rupestri si determinò necessariamente un prima parziale e poi definitivo spopolamento, i centri abitativi collinari isolati e poco raggiungibili furono abbandonati. Rimasero solo i religiosi, sicuri di trovare ancora quella tranquillità e il misticismo necessario per la contemplazione del divino attraverso la preghiera e l’amena natura circostante. Rimasero nelle vicinanze pochi nuclei famigliari dediti alla pastorizia e all’agricoltura, che continuò a perpetuare questa tradizione del vivere in grotta fino ai nostri giorni. In alcuni paesi del siracusano e ragusano anche fino agli anni “50.<br />
     Poi l’epilogo finale, motivazioni diverse obbligarono i monasteri a chiudere definitivamente, molti ordini monastici si trasferirono, insieme al culto dei santi, nelle città e nei paesi vicini in fase di ricostruzione e sperduti nelle montagne degli Iblei. La diminuzione delle vocazioni alla dura vita monastica portò alla chiusura anche degli eremi. Tutto tornò nell’abbandono e ben presto l’incuria dell’uomo seguita alla furia degli elementi naturali, causarono la parziale o addirittura la scomparsa dei siti, di cui per alcuni oggi restano solo nei toponimi il ricordo delle antiche denominazioni dei luoghi o delle contrade, oppure  rimangono le  fondazioni appena accennati di chiesette bizantine.<br />
     Negli anni 50 la riforma agraria del dopo guerra ha permesso indirettamente, il tenace e sistematico smantellamento delle ultime tracce di questo mondo ormai a noi lontano, di quell’epoca storica però che, nel bene e nel male ci appartiene, perché è stata l’origine di questi popoli che hanno abitato l’altipiano Ibleo e la costa del Siracusano.<br />
     Paradossalmente, la morte del latifondo ha decretato la fine di una civiltà unica del suo genere in Italia durata oltre 5.000 anni: l’abitare in grotte. Scompaiono, inghiottiti dall’ignoranza umana e dalla mancata tutela delle istituzioni atte alla vigilanza: borghi, abbeveratoi, cisterne d’acqua, torri d’avvistamento, monumenti, abitazioni. La sorte più inesorabile la subiscono le chiese, sparse un po’ in tutti i Monti Iblei e nel siracusano e ragusano in generale. Le chiese sono adibite a stalle oppure inglobate all’interno delle masserie non per valorizzarle, ma per essere utilizzate come deposito di masserizie. Si distruggono gli affreschi nelle pareti, gli altari sono smantellati e riutilizzati come pietre per riempimento. Anonimi contadini, ormai divenuti proprietari con la riforma agraria, sempre privi di ogni controllo da parte delle autorità, ignari o consapevoli dello scempio che stavano apportando, distruggono tutto e come un esercito di formiche voraci trasformano le “sacre pietre” in muri a secco al fine di delimitare le loro proprietà, oppure utilizzandole per costruire le loro nuove case coloniche. I pezzi di maggior pregio però sono sicuramente vendute e portate lontano dalla Sicilia e ornano oggi numerose case patrizie. Scompare la luce di una civiltà, si spegne per sempre un mondo pieno di fascino e di storia perduta, costruita in millenni e distrutta nel volgere di vent’anni.<br />
     Nonostante le innumerevoli e definitive perdite di questo patrimonio, ancora nulla è perduto del tutto, perché sono ancora numerosi i siti che si possono salvare e devono essere considerati patrimonio culturale dei siciliani.<br />
     Da questa necessaria premessa daremo inizio al nostro appassionante viaggio attraverso incantevoli itinerari campestri, corsi d’acqua e boschi. Visiteremo numerosi siti archeologici apparentemente meno importanti ma che hanno lasciato un loro fascino incancellabile a coloro che l’hanno visitato.</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/archeosiracusa.wordpress.com/88/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/archeosiracusa.wordpress.com/88/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/archeosiracusa.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/archeosiracusa.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/archeosiracusa.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/archeosiracusa.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/archeosiracusa.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/archeosiracusa.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/archeosiracusa.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/archeosiracusa.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/archeosiracusa.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/archeosiracusa.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/archeosiracusa.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/archeosiracusa.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/archeosiracusa.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/archeosiracusa.wordpress.com/88/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archeosiracusa.wordpress.com&amp;blog=642094&amp;post=88&amp;subd=archeosiracusa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Il mito di Aretusa e Alfeo</title>
		<link>http://archeosiracusa.wordpress.com/2007/01/23/il-mito-di-aretusa-e-alfeo/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 23:54:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>archeosiracusa</dc:creator>
				<category><![CDATA[I LUOGHI DEL MITO]]></category>

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		<description><![CDATA[di Paolo Oliva “Aretusa era fra le ninfe a seguito di Diana quella prediletta, essi trascorrevano le loro giornate nei boschi che crescevano rigogliosi sotto il Monte Olimpo in Grecia, inseguendo caprioli e daini. Era bella la nostra Aretusa, ma talmente bella che quasi aveva turbamento e rossore a mostrarsi agli uomini. Durante una battuta [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archeosiracusa.wordpress.com&amp;blog=642094&amp;post=75&amp;subd=archeosiracusa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>di Paolo Oliva</p></blockquote>
<p><img src='http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2007/01/fonte-aretusa1.jpg?w=450' alt='Aretusa e Alfeo' /></p>
<p>“Aretusa era fra le ninfe a seguito di Diana quella prediletta, essi trascorrevano le loro  giornate nei boschi che crescevano rigogliosi sotto il Monte Olimpo in Grecia,  inseguendo caprioli e daini. Era bella la nostra Aretusa, ma talmente bella che quasi aveva turbamento e rossore a mostrarsi agli uomini. Durante una battuta di caccia si allontanò troppo dal gruppo di ancelle al seguito di Diana ed arrivò sola davanti alle sponde del fiume Alfeo, le cui acque erano pure, dolcissime e limpide tant’è che si poteva scorgere la ghiaia sul fondo. Era una giornata afosa e la ninfa aveva voglia di fare un bagno. Tutt’attorno v’era di un silenzio singolare, rotto solo dal cinguettare degli uccelli e dal verso delle anatre acquatiche. Aretusa, invogliata forse dal non essere vista e dal caldo opprimente, si tolse le candide vesti, li poggiò sopra un tronco d’albero di salice piangente reciso e s’immerse, iniziando ad entrare in acqua con portamento sinuoso ed aggraziato. Ebbe subito però la sensazione che verso il centro del fiume, l’acqua attorno a lei cominciasse a fremere e a formare dei vortici quasi danzanti, qual cosa di magico stava forse per succedere pensò, sembrava come se quell’acqua la volesse accarezzare ed avvolgere a se. Turbata da queste sensazioni cercò di uscire affrettatamente dalle acque, ma fu proprio in quel momento che il fiume Alfeo si tramutò in un bel giovane biondo che, sollevando la testa fuori dell’acqua e crollandosi la folta chioma, si mostrò alla ninfa Aretusa, con gli occhi di un innamorato.</p>
<p><a href='http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2007/01/giovinetta-al-bagno.jpg' title='Giovane immersa in una fonte'><img src='http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2007/01/giovinetta-al-bagno.miniatura.jpg?w=450' alt='Giovane immersa in una fonte' /></a></p>
<blockquote><p>REMBRANDT<br />
GIOVANE DONNA AL BAGNO IN UN RUSCELLO<br />
ANNO DI PRODUZIONE 1654<br />
OLIO SU TAVOLA cm 61,8 x 47<br />
Esposto a Londra &#8211; National Gallery<br />
Firmato e datato dall’artista</p></blockquote>
<p>La ninfa però presa dalla pausa riuscì a svincolarsi e a raggiungere con grande sforzo la riva, dove fuggì nuda e gocciolante.  Alfeo con un balzo felino uscì anch’egli dal suo fiume e la inseguì senza vesti e colante di gocce d’acqua. Questo rincorrersi durò parecchio ed Alfeo non riuscì in un primo momento a raggiungere la ninfa. La seducente Aretusa però, cominciò a stancarsi e capì che le forze le venivano meno. Sentì che Alfeo stava per raggiungerla e violarla, lei che era una vergine selvaggia e pudica  e che non aveva mai conosciuto l’amore.<br />
Aretusa, per paura di essere raggiunta sopraffatta e profanata, chiese protezione a Diana , invocando di essere trasformata in sorgente in un luogo possibilmente molto lontano dalla Grecia.<br />
Diana prima la avvolse in una nebbia misteriosa e la celò alla vista di Alfeo, poi la tramutò in una sorgente e la portò, come in uno strano sortilegio, in Sicilia a Siracusa presso l’isola di Ortigia.<br />
Alfeo in mezzo a quella foschia perse così di vista la sua bella ninfa, ma non desistette dal cercarla e restò sul posto. Quando la nebbia però si diradò non trovò più nulla, vide solo come in uno specchio una fonte d’acqua zampillante ed immersa in un giardino meraviglioso. Alfeo capì il prodigio ed era talmente innamorato che straripò d’amore. Gli dei ne ebbero pietà e Giove l’onnipotente gli permise di raggiungere la sua amata, ma Alfeo dovette fare un grande sforzo, scavò un sotterraneo sotto il Mare Ionio e dal Peloponneso venne a sbucare nel Porto grande di Siracusa, accanto alla sua bella amata: Aretusa.  Insieme vissero felici per sempre”.</p>
<p><a href='http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2007/01/foto-aretusa.jpg' title='Fonte Aretusa'><img src='http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2007/01/foto-aretusa.miniatura.jpg?w=450' alt='Fonte Aretusa' /></a></p>
<p>Oggi questa sorgente d’acque dolci sgorga a qualche metro dal mare, nell’isola di Ortigia a Siracusa. Essa forma un piccolo laghetto semicircolare pieno di pesci e dove il verde trionfa e cresce rigogliosa la pianta del  papiro. Una numerosa colonia d’anatre ha ormai da tempo stabilito la sua dimora in queste limpide acque. Per tradizione locale viene chiamata anche “a funtana re papiri”. Tutto questo fa dell’attuale Fonte Aretusa un luogo piacevole da visitare e una meta turistica obbligatoria. Ricordandosi poi del mito e appoggiandosi alla ringhiera in ferro che sovrasta la fonte, il visitatore avrà la sensazione  di vedere le scene del mito perché il luogo è così pieno di magia che ne rimarrà coinvolto.<br />
E’ famoso a Siracusa il passeggiare, specie al tramonto, lungo la Fonte Aretusa e vedere il sole scendere all’orizzonte dietro i Monti Iblei. Per i siracusani storicamente è il luogo per eccellenza dove ritrovarsi e come negli incantesimi si accendono i primi amori degli adolescenti.<br />
Il mito come sicuramente percepite, continua a perpetuarsi, palpitare e diventare immortale.</p>
<p><strong>APPROFONDIMENTI ESSENZIALI</strong></p>
<p><strong>OSSERVAZIONE  DEL MONUMENTO </strong><br />
     Si noti l’accostamento tra la leggenda e la realtà. Infatti, le acque della Fonte Aretusa, sorgono direttamente, come una risorgiva, nell’isola d’Ortigia senza nessun tipo di canalizzazione con la terra ferma. Gli storici ci hanno tramandano notizie dove segnalano che un tempo le acque della fonte erano dolcissime e non erano minimamente mischiate con quelle salate.  Pertanto si poteva supporre che effettivamente il flusso d’acqua proveniva veramente da sotto il livello del mare. Questa osservazione può aver indotto gli antichi a vagare nel mondo del fantastico e ha partecipare alla creazione  del  mito.<br />
     Ma fu sicuramente la presenza di abbondanti acque potabili, una delle principali motivazioni che permise i primi  insediamenti  dei villaggi nell’isola già in epoca preistorica.<br />
     L’altra osservazione porta a valutare come gli antichi coloni Greci avessero una forte nostalgia e un  profondo vincolo con la madrepatria e non perdessero mai l’occasione per accostare i ricordi del loro suolo natio, con i miti e le leggende. L’altro racconto favoleggiante tramandatoci, vuole che in quel periodo greco, quando ad Olimpia si sacrificavano i tori agli dei, le acque della Fonte Aretusa si coloravano di rosso, segno tangibile che vi era un legame sotterraneo.<br />
     Secondo il Mirabella, che volle rafforzare il mito, quell’ampia polla d’acqua sempre dolce che emerge ribollendo dalle rive del mare nel Porto Grande di Siracusa, detta anche “Occhio della Zillica”, non è altro che Alfeo che si ricongiunge ancora oggi le sue acque con quelle dell’amata  Aretusa. </p>
<p><strong>NOTIZIE STORICHE  SULLA FONTE ARETUSA</strong><br />
•  Dopo un violento terremoto avvenuto nel 1169 l’acqua che alimentava la fonte, cessò e scomparve per un lungo periodo, poi ricomparve ma con meno portata e non più dolce ma salmastra.<br />
•  Anche a seguito del terribile terremoto del 1693, l’acqua diventò rossastra e scarsa.<br />
•  Recentemente c’e stato un abbassamento ulteriore della portata dell’acqua che gli esperti hanno attribuito ad un periodo di siccità, tant’è che dopo abbondanti stagioni di pioggia la portata è aumenta.<br />
•  Il mito d’Aretusa ha identificato storicamente i cittadini di Siracusa che vengono chiamati “i siracusani”, ma che in nome della loro bella ninfa, sono anche chiamati “aretusei”.<br />
•  Per l’ammiraglio inglese Nelson era invece un luogo portafortuna, infatti, dopo aver approvvigionato di acqua la sua flotta navale, vinse la battaglia di  Abukir contro la flotta navale francese nelle acque del Mediterraneo al largo della costa egiziana.<br />
•  La visione attuale della fontana e la sua sistemazione, con la sua inalterata seduzione è dovuta all’ultima sistemazione del 1843, sotto l’amministrazione comunale  del sindaco Borgia.</p>
<p><strong> SPIEGAZIONE GEOLOGICA</strong><br />
Monte Lauro con i suoi 984 metri s.l., è il massiccio montuoso più elevato dei Monti Iblei, una catena montuosa della Sicilia Sud-Orientale, interessa, come bacino pluviale, la provincia di Siracusa e solo parzialmente quella di Catania e di Ragusa. Questo territorio d’interesse, è ricco di una quantità innumerevoli di fossili ed è contraddistinto geologicamente prevalentemente da calcarinite che ha permesso la formazione del  fenomeno carsico. Si tratta di rilievi montuosi solcati da fenditure, anche profonde, tali da permettere un rapido assorbimento delle acque e il loro continuo scorrimento sottoterra. Nei millenni questo scorrere sotto la superficie del suolo ha creato sicuramente delle enormi caverne, camere e passaggi sotterranei  misteriosi. Questo ha permesso e permette un lento deflusso dell’ acqua verso il mare.<br />
Specificatamente secondo lo studio condotto da Luigi Mauceri, prima degli anni 40, egli afferma che l’acqua delle numerose fontane che sono ricadenti dentro l’isolotto di Ortigia, provenga dalla Fonte Ciane (Prisma e Prismotta) che attraversando in pressione il Porto Grande di Siracusa sotto un poderoso strato di argilla impermeabile, riaffiora, con numerose  risorgive in tutto l’isolotto, determinandone anche la sua fortuna storica e mitologica.</p>
<p><strong>LA FONTE ARETUSA NELLA LETTERATURA CLASSICA E MODERNA</strong></p>
<p>Di Aretusa e della sua fonte  hanno lasciato il ricordo  i più noti poeti e scrittori.</p>
<p>Ecco alcuni autori:</p>
<p>Un’isola, Ortigia giace<br />
sull’oceano nebbioso di contro<br />
a Trinacria, dove la bocca di Alfeo<br />
gorgoglia mescolandosi con le fonti<br />
della vasta Aretusa</p>
<blockquote><p>PAUSANIA</p></blockquote>
<p>Di Grecia volve…..il greco Alfeo<br />
Che del mare or lungi s’alza<br />
E costanti gli effetti e dolci l’acque<br />
Serba tra quelli della amara Tedi…..</p>
<blockquote><p>PINDEMONTE (Nei sepolcri)</p></blockquote>
<p>“…Ti sovvien della bella Doriese<br />
nomata Siracusa nell’effige d’oro?…</p>
<blockquote><p>GABRIELE D’ANNUNZIO (L’Oleandro – Laudi) </p></blockquote>
<p>“…alpheum fama est huc Elidis<br />
amnem occultas egisse vias subter mare,<br />
qui nunc ore Arethusa tuo siculis<br />
 confunditor undis… »</p>
<blockquote><p>VIRGILIO (Eneide lib. III 692)</p></blockquote>
<p>“….Io non cerco che dissonanze Alfeo,<br />
qualcosa di più della perfezione.<br />
…. Non un luogo dell’infanzia cerco,<br />
e seguendo sottomare il fiume,<br />
già prima della foce di Aretusa,<br />
annodare la corda spezzata dell’arrivo” </p>
<blockquote><p>SALVATORE QUASIMODO (Seguendo l’Alfeo)</p></blockquote>
<p>“Una fonte incredibilmente grande, brulicante di pesci,<br />
 e così situata che le onde del mare la sommergerebbero<br />
se non fosse protetta da un massiccio muro di pietra”</p>
<blockquote><p>CICERONE (nelle Verrine)</p></blockquote>
<p>“Meravigliosa sorgente che s’appella a “An Nabbudi”<br />
(Il nome datole dagli arabi)</p>
<blockquote><p>EDRIS (Geografo arabo)</p></blockquote>
<p>“Grazie ai vostri sforzi noi ci siamo riforniti di viveri ed acqua,<br />
e sicuramente avendo attinto alla Fonte Aretusa,<br />
 la vittoria non ci può mancare”</p>
<blockquote><p>NELSON 22 Luglio del 1798</p></blockquote>
<p>(Prima di affrontare in battaglia l’armata napoleonica a Aboukir)</p>
<p>“Si deve contemplare il panorama sotto<br />
la luna della Fontana d’Aretusa.<br />
Quello che si sente a Siracusa<br />
è amore per l’Ellade,<br />
la patria di ogni spirito pensoso”</p>
<blockquote><p>GREGOROVIUS (poeta tedesco dell’800)</p></blockquote>
<p>“Amor, amor, sussurran l’acque;<br />
a Alfeo chiama nei verdi talami Aretusa”</p>
<blockquote><p>GIOSUE’ CARDUCCI (Primavere elleniche)</p></blockquote>
<p><img src='http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2007/01/francobolli-le-donnegreche.jpg?w=450' alt='francobolli' /></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/archeosiracusa.wordpress.com/75/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/archeosiracusa.wordpress.com/75/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/archeosiracusa.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/archeosiracusa.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/archeosiracusa.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/archeosiracusa.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/archeosiracusa.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/archeosiracusa.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/archeosiracusa.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/archeosiracusa.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/archeosiracusa.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/archeosiracusa.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/archeosiracusa.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/archeosiracusa.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/archeosiracusa.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/archeosiracusa.wordpress.com/75/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archeosiracusa.wordpress.com&amp;blog=642094&amp;post=75&amp;subd=archeosiracusa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Aretusa e Alfeo</media:title>
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			<media:title type="html">Giovane immersa in una fonte</media:title>
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			<media:title type="html">Fonte Aretusa</media:title>
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			<media:title type="html">francobolli</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Archia&#8230;e il suo viaggio verso la futura Siracusa</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jan 2007 23:13:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>archeosiracusa</dc:creator>
				<category><![CDATA[PERSONAGGI STORICI]]></category>

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		<description><![CDATA[Il questo primo articolo sui personaggi che hanno reso grande Siracusa non potevamo iniziare senza parlare di un valoroso personaggio dalla cui mente scaturì la nascita della città di Siracusa: Archia il nostro fondatore. Anno 734 a.C., un uomo parte da Corinto alla volta della Sicilia, porta con se un gruppo di nobili, sacerdoti, poeti; [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archeosiracusa.wordpress.com&amp;blog=642094&amp;post=58&amp;subd=archeosiracusa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2007/01/navi.jpg?w=450' alt='navi.jpg' /></p>
<blockquote><p>Il questo primo articolo sui personaggi che hanno reso grande Siracusa non potevamo iniziare senza parlare di un valoroso personaggio dalla cui mente scaturì la nascita della città di Siracusa: Archia il nostro fondatore.</p></blockquote>
<p>Anno 734 a.C., un uomo parte da Corinto alla volta della Sicilia, porta con se un gruppo di nobili, sacerdoti, poeti; tra i quali il grande Eumelo e guerrieri come Bellerofonte: obbiettivo principale fondare una nuova città.<br />
L’uomo di cui stiamo parlando, come avrete già capito era Archia, appartenente alla stirpe degli <strong><a href='http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2007/01/eraclidi_voce-di-vocabolo.jpg' title='voce di vocabolo'>Eraclidi</a></strong> e all’illustre famiglia dei <strong><a href='http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2007/01/bacchiadi_voce-di-vocabolo.jpg' title='Bacchiadi'>Bacchiadi</a></strong> di Corinto.</p>
<p>Già da tempo i Fenici avevano cominciato ad esplorare zone della Sicilia e dell’Italia meridionale. Ma ben diverse  erano le idee che animavano la spedizione di Archia. Egli non cercava solo un luogo di passaggio, ma una terra dove dare una speranza futura a tutti i cittadini che con lui avevano deciso di emigrare verso nuove terre, consapevoli delle  difficoltà che ciò comportava. </p>
<p><a href='http://archeosiracusa.wordpress.com/2007/01/15/archiae-il-suo-viaggio-verso-la-futura-siracusa/ilk-viaggio-di-archia-verso-la-sicilia/' rel='attachment wp-att-64' title='ilk viaggio di archia verso la sicilia'><img src='http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2007/01/il-provabile-viaggio-di-archia-verso-la-sicilia.miniatura.jpg?w=450' alt='ilk viaggio di archia verso la sicilia' /></a></p>
<p>Secondo una leggenda Archia fù esiliato da Corinto “per essersi macchiato di un grave delitto”, uccidendo durante una mischia un uomo. Da qui si fa derivare il motivo della sua partenza.<br />
Ma con più certezza la partenza di  Archia, non fu dovuta ad un atto personale, ma rispondeva a cause più generali, quali l’aumento della popolazione, che causava problemi di mancanza di suolo adeguato per dare alimentazione a tutti, e hai vari disordini civili causati da cambiamenti politici che diedero la spinta alla colonizzazione della Sicilia.</p>
<p>Prima di salpare verso le coste siciliane Archia, come consuetudine, consultò il famoso <strong><a href='http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2007/01/delfi1.jpg' title='Oracolo di delfi'>Oracolo di delfi</a></strong> da cui ebbe importanti vaticini: “fonderai una citta ricca, potente e grande”. Solo l’oracolo, ispirato dal dio Apollo, poteva decretare il luogo migliore per la fondazione di una nuova città.<br />
Dopo il responso positivo dell’oracolo, si stabilì  il giorno della partenza e si cominciarono i preparativi per la partenza. Lo stato provvedeva in parte a finanziare la spedizione concedendo armi e derrate alimentari e mettendo tutti i cittadini decisi ad emigrare nelle condizioni di affrontare il viaggio.<br />
In fine quando tutto era pronto venne posto nella nave il fuoco sacro che dovevano portare con sé ben custodito durante tutto il viaggio. Questo fuoco sarebbe servito per effettuare la consacrazione della nuova città.<br />
Molto probabilmente i Corinzi, quando arrivarono vicino alle coste Siracusane sbarcarono nei pressi del fiume Anapo. </p>
<p>Lo scenario che  si presentò davanti agli occhi di  Archia fù sicuramente di immane bellezza, non avrebbe potuto scegliere luogo migliore per erigere la sua città; capì subito che quello era il luogo profetizzato dall’oracolo: la nuova patria.</p>
<p><a href='http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2007/01/porto-grande.jpg' title='Golfo di Siracusa'><img src='http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2007/01/porto-grande.miniatura.jpg?w=450' alt='Golfo di Siracusa' /></a></p>
<p>I Siculi, dall’isola di Ortigia e dalle zone del “Plemmirio” e “Cozzo Pantano”, vennero spinti verso le montagne.<br />
Archia, oltre ad essere capo della spedizione, diventò l’oikista dell’intera colonia e si impegnò nella costruzione della nuova città, aiutato dai numerosi architetti che aveva portato al suo seguito e sfruttando come forza lavoro gli abitanti indigeni.  L’edificazione della città seguì le tradizionali consuetudini, innalzando case, edifici e principalmente numerosi templi, i cui lavori furono principalmente diretti dalla classe sacerdotale degli Jamidi di Olimpia che Archia aveva portato con se e che formarono il ceto ieratico.<br />
La consacrazione ufficiale della fondazione della città venne effettuata con l’edificazione di un’ara nell’isola di Ortigia, nel punto in cui sarebbe sorto in epoca successiva l’Athenaion, tempio innalzato ad Atena (nella odierna piazza Duomo). </p>
<p><img src='http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2007/01/veduta-t-zeus.PNG?w=450' alt='Veduta del Golfo di Siracusa con il Tempio di Zeus' /></p>
<p>Nella parte centrale del porto grande, proprio su un promontorio nei pressi dell’Anapo che domina tutta la città, fu innalzato in Tempio di Zeus, il cosiddetto Olimpeion (nel luogo oggi conosciuto come “Due colonne”).<br />
Nei pressi del porto piccolo invece venne innalzato l’Artemison, all’imbocco del porto grande, dove oggi sorge in <a href='http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2007/01/castello-maniace.png' title='Castello Maniace'>Castello Maniace</a>, innalzò il tempio di Era (detto Heraion) e nelle terre di fronte (Plemmirio) sorse quello dedicato a Eracle.<br />
La città che sorse per opera di Archia prese il nome, secondo la principale teoria, dalla palude vicina all’isola di Ortigia chiamata “Syraco” (nei pressi della zona  oggi chiamata “Pantanelli”) da cui prese il nome di Siracusa.</p>
<p>La vita di Archia finì tragicamente ucciso per l’invidia e gelosia di Telefo, suo parente e comandante di una delle navi della spedizione.<br />
Ma il volere dei numi  si era ormai compiuto, la città voluta da Archia sarebbe divenuta di impareggiabile bellezza e potenza, polo commerciale di tutto il mediterraneo sovrapponendo il suo primato  anche alla madrepatria.</p>
<p>Autore: Giovanni Oliva/archeosiracusa © 2007 &#8211; Tutti i diritti riservati</p>
<p><strong>Fonti Bibliografiche:</strong></p>
<p><strong>Serafino Privitera</strong> –  Storia di Siracusa &#8211; antica e moderna ( Vol. I)<br />
<strong>Carlo Morrore</strong> – Siracusa – 27 secoli di storia<br />
<strong>Luigi Giuliano</strong> – Storia di Siracusa antica </p>
<p><strong>Fonti fotografiche:</strong></p>
<p>Le fotografie con veduta aerea del golfo di Siracusa sono di Lamberto Rubino &#8211; Archivio APT Siracusa</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/archeosiracusa.wordpress.com/58/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/archeosiracusa.wordpress.com/58/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/archeosiracusa.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/archeosiracusa.wordpress.com/58/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/archeosiracusa.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/archeosiracusa.wordpress.com/58/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/archeosiracusa.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/archeosiracusa.wordpress.com/58/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/archeosiracusa.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/archeosiracusa.wordpress.com/58/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/archeosiracusa.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/archeosiracusa.wordpress.com/58/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/archeosiracusa.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/archeosiracusa.wordpress.com/58/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/archeosiracusa.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/archeosiracusa.wordpress.com/58/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archeosiracusa.wordpress.com&amp;blog=642094&amp;post=58&amp;subd=archeosiracusa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Golfo di Siracusa</media:title>
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			<media:title type="html">Veduta del Golfo di Siracusa con il Tempio di Zeus</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>PRIMI SEGNI DI COMUNITA’ CRISTIANA NEL SIRACUSANO</title>
		<link>http://archeosiracusa.wordpress.com/2007/01/12/primi-segni-di-comunita%e2%80%99-cristina-nel-siracusano/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Jan 2007 22:25:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>archeosiracusa</dc:creator>
				<category><![CDATA[ARCHEOLOGIA SACRA]]></category>

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		<description><![CDATA[di Paolo Oliva PRIMA PARTE L’ambientazione: il bacino del mediterraneo Le prime comunità cristiane sono sorte dopo che gli apostoli hanno iniziato la predicazione del vangelo. L’opera degli apostoli, come c’indica il vangelo e gli Atti degli Apostoli, iniziò subito dopo l’ascesa in cielo di Gesù Cristo, in un periodo molto fortunato, perché nel 1° [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archeosiracusa.wordpress.com&amp;blog=642094&amp;post=47&amp;subd=archeosiracusa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>di Paolo Oliva</p></blockquote>
<p><strong>PRIMA PARTE</strong></p>
<p><img src="http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2007/01/siracusa-catacombe-segni.jpg?w=450&#038;h=309" alt="Siracusa-Catacombe-segni" title="Siracusa-Catacombe-segni" width="450" height="309" class="aligncenter size-full wp-image-123" /></p>
<p><img src="http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2007/01/simb-crist2.jpg?w=450" alt="Simboli Cristiani" title="Simboli Cristiani"   class="aligncenter size-full wp-image-53" /></p>
<p><strong>L’ambientazione: il bacino del mediterraneo </strong><br />
Le prime comunità cristiane sono sorte dopo che gli apostoli hanno iniziato la predicazione del vangelo. L’opera degli apostoli, come c’indica il vangelo e gli Atti degli Apostoli, iniziò subito dopo l’ascesa in cielo di Gesù Cristo, in un periodo molto fortunato, perché nel 1° secolo dell’era cristiana, l’Impero Romano si avviava rapidamente al massimo del suo splendore e nel giro di pochi altri secoli raggiungeva il massimo della floridezza e la massima estensione territoriale. L’impero romano comprendeva tutte le terre allora conosciute, la sua espansione si arrestò, solo per problemi geografici, di fronte agli oceani sconosciuti e misteriosi per allora e alle sterminate regioni desertiche. Questo grande impero se per ragioni politico-militari era romano, culturalmente era però greco, il greco era la lingua più parlata in quel periodo (un po’ come lo è oggi la lingua inglese) diventando la lingua internazionale del tempo. L’asse portante dell’ambiente che si tenta di ricercare è basato e ruota storicamente attorno all’Impero Romano. </p>
<p><img src="http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2007/01/nave-romana_ok.jpg?w=450&#038;h=248" alt="nave romana" title="nave romana" width="450" height="248" class="aligncenter size-full wp-image-51" /></p>
<p><strong>L’importanza delle strade e dei porti </strong><br />
I primi segni storici del cristianesimo si svolsero e si trovano  naturalmente in Palestina, che a quel tempo era  stata già conquistata dai romani ed aggregata alla provincia della Siria. Un’imponente rete stradale congiungeva tutte le località più lontane dell’impero a Roma, la sua pulsante capitale. Questa imponente rete stradale oltre che ad avere scopi prettamente militari, serviva principalmente a mantenere l’ordine all’interno dell’immenso impero e quindi doveva favorire lo spostamento rapido d’uomini, mezzi e materiali in tempi relativamente più brevi possibili all’interno del suo territorio. Queste grandi vie di comunicazione favorirono anche i viaggi, gli spostamenti di merci e delle ideologie ed ebbero perciò una parte determinante nella storia  dello sviluppo commerciale e culturale dei popoli. Anche Siracusa in quel periodo, superata la crisi della conquista romana del 212 A., che la vide declassata a provincia romana, viveva un suo secondo momento di gloria, di floridezza e pulsava sicuramente di commerci, di artisti, di nuove costruzioni. Basti pensare che dopo il 1° secolo si sentì la necessità di costruire un nuovo “contenitore culturale”, come si direbbe oggi, si costruì l’Anfiteatro Romano, un’opera imponente che poteva contenere oltre a 15.000 spettatori, fu poi rimaneggiato ed adattato alle esigenze dei conquistatori, il Teatro Greco; furono costruiti edifici pubblici  (il cosiddetto Ginnasio Romano, le Terme )  e poi case patrizie, fortilizi e tanti altri edifici oggi andati perduti. E’ anche indicativo che la Sicilia e principalmente Siracusa diventarono una sorta di località di villeggiatura, di svago per i romani, lontano dalla caotica capitale dell’impero.  Siracusa e il suo territorio diventò sede di costruzioni di nobili romani, di sontuose ville di cui oggi si trovano tracce ovunque.<br />
Le strade romanizzate in Sicilia furono ampliate e consolidate, furono creati nuovi ponti e guadi più sicuri per l’attraversamento dei fiumi com’era prassi consolidata ed abitudine dei romani. Quasi spontaneamente si rese necessario creare un consistente numero di centri di sosta per la notte, cambio cavalli, rifornimento di viveri ed acqua, che oggi chiameremmo “aree di servizio”. Nel tempo poi queste aree di sosta diventarono  veri e propri villaggi che poi dettero inizio alla costruzione di  veri e propri paesi.   Molte tracce di questi segmenti stradali sono pervenute a noi. Da un loro attento esame si può capire che furono realizzate con grande impegno d&#8217;ingegneria e impiego d’uomini e mezzi. Tre erano le principali arterie di allora che possiamo chiamare litoranee e che collegavano i tre capi dell’isola. Una collegava Messina con il Lilibeo, una zona vicino l’attuale Marsala, ed era chiamata “La Valeria”,  l’altra collegava sempre Messina a Siracusa ed era chiamata via “Pompeia” ed infine la Siracusa- Lilibeo, chiamata via “Selinuntina”. Nella stessa zona del siracusano la viabilità per l’epoca era molto fitta. Per grandi linee, senza scendere nei particolari, esisteva già in epoca greca la Via Elorina che portava da Siracusa a Helorus e proseguiva verso Porto Pachynum e Scalo Mandrie. fino a Camarina.  Una via portava ad Acrae (Palazzolo). E’ risaputo poi che tutti i mausolei o steli in onore di personaggi illustri o a ricordo d’eventi importanti erano posti e costruiti lungo assi viari principali affinché potessero essere ammirati, ricordati ed onorati dai cittadini. Pertanto una strada congiungeva Acrae con Netum e passava da zona “Aguglia”, un’altra strada doveva scendere da Acrae verso Herbesso( Sortino) e Megara Iblea, un’altra da Acrae e Siracusa passante per l’attuale Canicattini. Un’altra ancora univa Siracusa ed Heloro passante per la zona detta “La Pizzuta” Esistevano poi una miriade di strade secondarie, “trazzere”, mulattiere, sentieri che congiungevano i paesi minori e i sobborghi, le case di villeggiatura romane.<br />
Per i porti e gli approdi Siracusa ed il suo territorio, che comprendeva anche l’attuale provincia di Ragusa, era sicuramente privilegiata. Oltre a quelli tradizionalmente conosciuti di Megara Hyblaea, Eloro, Camerina e naturalmente  Siracusa con i suoi porti: quello grande e quello piccolo chiamato Lakkios, nonché una miriade di approdi minori  attivi in questo  periodo. Nell’attuale baia di Santa Panagia esisteva uno scalo chiamato “Trogilo”. All’interno del porto grande doveva esistere un approdo in zona baia delle Carrozze (Massolivieri). Seguendo la costa verso sud incontriamo il porto vicino un borgo greco-romano nell’attuale zona dell’Arenella.  Poi ancora zona Punta del Corvo, Punta del Cane, Capo Ognina, Borgellusa (Avola), Vendicari, Morghella, Cugni di Calafarina, Salo Mandrie ( Portopalo) ed altri ancora fra cui Porto Ulisse, Kaukana e Apolline  in zona Marza. </p>
<p><img src="http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2007/01/siracusa-catacombe-dis.jpg?w=450&#038;h=599" alt="Siracusa-Catacombe-dis" title="Siracusa-Catacombe-dis" width="450" height="599" class="aligncenter size-full wp-image-126" /></p>
<p>E’ chiaro che in questa situazione siracusana, veramente invidiabile rispetto ad altre città siciliane, è da ritenere, senza titolo di smentita, che l’evangelizzazione cristiana arrivò molto presto. A Siracusa toccò il compito e la sorte di accogliere questa nuova religione prima fra le altre città  sia italiane che europee. Non può essere diversamente interpretata la presenza di ben tre imponenti cimiteri catacombali alla periferia della città e la miriade di cimiteri minori sparsi nel suo interland fra Lentini ed Augusta, fra Noto e Pachino (la Cittadella), per non parlare poi dell’altipiano Ibleo e tutto  il ragusano.<br />
 <img src='http://archeosiracusa.files.wordpress.com/2007/01/simboli-cristiani_1sr.jpg?w=450' alt='simboli-cristiani_1sr.jpg' /></p>
<p> Fine della prima parte </p>
<blockquote><p>Articolo di Paolo Oliva 2007 &#8211; Tutti i diritti riservati</p></blockquote>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/archeosiracusa.wordpress.com/47/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/archeosiracusa.wordpress.com/47/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/archeosiracusa.wordpress.com/47/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/archeosiracusa.wordpress.com/47/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/archeosiracusa.wordpress.com/47/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/archeosiracusa.wordpress.com/47/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/archeosiracusa.wordpress.com/47/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/archeosiracusa.wordpress.com/47/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/archeosiracusa.wordpress.com/47/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/archeosiracusa.wordpress.com/47/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/archeosiracusa.wordpress.com/47/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/archeosiracusa.wordpress.com/47/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/archeosiracusa.wordpress.com/47/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/archeosiracusa.wordpress.com/47/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/archeosiracusa.wordpress.com/47/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/archeosiracusa.wordpress.com/47/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archeosiracusa.wordpress.com&amp;blog=642094&amp;post=47&amp;subd=archeosiracusa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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